Lutto, perdita e Separazione

La morte di un congiunto o di una persona cara è un’esperienza inevitabile nella vita di tutti e costituisce un evento drammatico, che sospende il divenire vitale e compromette significativamente il benessere psico-fisico e sociale.

Il lutto, per quanto doloroso, è considerato una risposta fisiologica, istintiva e solitamente da non medicalizzare, anche quando altera l’equilibrio emotivo di chi lo subisce. Le reazioni da lutto, soprattutto nella fase acuta, possono infatti essere accompagnate da sentimenti di profonda tristezza e nostalgia, di perdita irrimediabile, dall’emergere in modo automatico e incoercibile di ricordi e immagini della persona scomparsa e da un ripiegamento nella propria interiorità e nel proprio dolore: il periodo del lutto di regola pone a margine le abituali attività della vita e altera la sincronia con essa.

Insonnia, disappetenza, difficoltà di concentrazione e senso di stanchezza compromettono l’efficienza fisica della persona in lutto, accentuando il suo ritiro dalla vita. L’intensità di questi sintomi è tanto maggiore quanto più importante e particolare era il legame affettivo con il defunto ed è condizionata da numerose altre variabili, quali le modalità del decesso, le implicazioni socio-economiche, le caratteristiche personologiche del soggetto, il supporto familiare e sociale dell’individuo.

Secondo la teoria a cinque fasi di Kübler Ross (2002) possiamo definire l’elaborazione del lutto come un processo che si sviluppa attraverso questi momenti:

  1. Fase della negazione o del rifiuto: costituita da una negazione psicotica dell’esame di realtà;)
  2. Fase della rabbia: costituita da ritiro sociale, sensazione di solitudine e necessità di direzionare il dolore e la sofferenza esternamente (forza superiore, dottori, società…) o internamente (non essere stati presenti, non aver fatto di tutto…);
  3. Fase della contrattazione o del patteggiamento: costituita dalla rivalutazione delle proprie risorse e da un riacquisto dell’esame di realtà;
  4. Fase della depressione: costituita dalla consapevolezza che non si è gli unici ad avere quel dolore e che la morte è inevitabile; ci si arrende alla situazione razionalmente ed emotivamente
  5. Fase dell’accettazione del lutto: costituita dalla totale elaborazione della perdita e dall’accettazione della differente condizione di vita.

La variabilità individuale delle manifestazioni sintomatologiche sopracitate, nonché la loro transitorietà, ci porta quindi a considerare il lutto non come una condizione di stato, ma come un processo estremamente mutabile, caratterizzato da manifestazioni che, nella maggior parte dei casi, evolvono spontaneamente nel tempo riducendosi in intensità e pervasività, parallelamente alla progressiva riorganizzazione emotiva e cognitiva dell’individuo, volta alla consapevolezza che la persona amata non tornerà più e all’accettazione di questo tipo di eventi.

Nonostante la maggior parte dei soggetti riesca ad adattarsi progressivamente alla perdita di una persona cara, talvolta, però, si riscontrano casi in cui il lutto non viene elaborato, dando origine ad una condizione patologica, invalidante e persistente in cui queste emozioni negative continuano ad essere esperite, compromettendo significativamente il funzionamento del soggetto.

Nei casi più complessi, alla perdita possono conseguire reazioni emotive compatibili con quelle del disturbo da stress post traumatico, caratterizzate da pensieri e ricordi intrusivi, iperattivazione fisiologica, fino ad arrivare a sintomi dissociativi, oppure con quelle del disturbo depressivo maggiore, nel quale prevalgono invece sentimenti di disperazione, tristezza, paura ecc.

Il DSM-5 definisce disturbo da lutto persistente e complicato proprio quelle condizioni in cui le manifestazioni acute del lutto, con vissuti a stampo negativo, di tristezza, colpa, invidia, rabbia, associati a persistenti ruminazioni relative alle cause, circostanze e conseguenze della perdita, permangono se sono trascorsi almeno 12 mesi dalla morte di qualcuno con cui l’individuo in lutto aveva una relazione stretta, considerando questo lasso di tempo come discriminante tra lutto normale e patologico. Questo disturbo, inoltre, si accompagna frequentemente a disturbi del sonno, iporessia, astenia e facile faticabilità, così come all’intensificazione di condotte disfunzionali quali uso di alcool o droghe.

Gli elementi principali che caratterizzano disturbo da lutto persistente e complicato sono

  • Un persistente desiderio/nostalgia della persona deceduta.
  • Tristezza e dolore emotivo intenso in seguito alla morte.
  • Preoccupazione per le circostanze della morte.
  • Marcata difficoltà nell’accettare la morte.
  • Provare incredulità o torpore emotivo riguardo alla perdita.
  • Difficoltà ad abbandonarsi a ricordi positivi che riguardano il deceduto.
  • Amarezza o rabbia in relazione alla perdita.
  • Valutazione negativa di sé in relazione al deceduto o alla morte (es. senso di autocolpevolezza).
  • Eccessivo evitamento di ricordi della perdita (per es. evitamento di persone, luoghi o situazioni associati al deceduto; nei bambini questo può includere l’evitamento di pensieri e sentimenti che riguardano il deceduto.
  • Disordine sociale e dell’identità
  • Desiderio di morire per essere vicini al deceduto.
  • Dal momento della morte, difficoltà nel provare fiducia verso gli altri.
  • Dal momento della morte, sensazione di essere soli o distaccati dagli altri.
  • Sensazione che la vita sia vuota o priva di senso senza il deceduto, o pensiero di non farcela senza il deceduto.
  • Confusione circa il proprio ruolo nella vita, o diminuito senso della propria identità (per es. una parte di se stessi è diminuita insieme al deceduto).
  • Dal momento della perdita, difficoltà o riluttanza nel perseguire i propri interessi o nel fare piani per il futuro (per es. amicizie, attività).

È importante riconoscerne i segnali e chiedere l’intervento di un professionista che accompagni e sostenga la persona a rielaborare la perdita in modo che possa riprendere la sua vita con equilibrio e serenità.

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