Stress

Lo stress è una risposta psicofisica a compiti anche diversi tra loro, di natura emotiva, cognitiva o sociale, che la persona percepisce come eccessivi.

Hans Selye chiamò STRESS specificamente la risposta dell’organismo e STRESSOR lo stimolo/evento che produce tale risposta. Lo stressor può essere sia uno stimolo interno (una emozione, sentimento, pensiero), esterno (una malattia improvvisa, un incidente, un conflitto) sia negativo, dunque, che positivo (la nascita di un figlio, una promozione..).

Hans Selye chiamò l’intera sequenza General Adaptation Syndrome (G.A.S.) ovvero “sindrome generale di adattamento”.  La sindrome G.A.S. è dunque un meccanismo difensivo con cui l’organismo si sforza di superare le difficoltà per poi tornare, al più presto possibile, al suo normale equilibrio operativo (omeostasi).

Essa può svilupparsi secondo due modalità:

  • reazione da stress acuta, di breve durata, consistente in una rapida fase di resistenza cui segue un quasi immediato e ben definito ritorno alla normalità (ad esempio, quando si scatta in velocità per raggiungere l’autobus e, appena saliti, ci si rilassa);
  • reazione da stress prolungata, con una fase di resistenza che può durare da molti minuti a giorni, settimane, anni e, per qualcuno, tutta la vita.

Durante ogni reazione da stress si succedono nell’organismo tre momenti:

  1. fase di allarme: E’ la fase iniziale della reazione di stress in cui l’organismo chiama a raccolta tutte le sue risorse disponibili per l’azione immediata. La risposta di stress è un insieme di reazioni a catena che coinvolge il sistema nervoso, il sistema endocrino e il sistema immunitario agendo di conseguenza su tutto l’organismo. Lo scopo di tutte queste attivazioni è di indurre ad una reazione automatica detta di ‘attacco o fuga’.
  2. fase di resistenza: La durata di ogni reazione da stress dipende soprattutto da questa fase che dura finché si percepisce il fattore di stress, secondo percezioni basate, in gran parte, su fattori psicologici. E’ la fase in cui ci si adegua alle nuove circostanze e, in pratica, ci si adatta al nuovo tenore di richieste.
  3. fase di esaurimento: Quando il “pericolo” viene percepito come superato o quando l’energia da stress comincia a ridursi, inizia la fase conclusiva della risposta da stress che ha l’obiettivo di assicurare all’organismo il necessario periodo di riposo. Di solito questa fase è avvertita con un sensibile calo d’energia spesso associata a un profondo sollievo o piacevole torpore (come dopo un emozionante avvenimento sportivo, una positiva discussione …). Se invece, la precedente fase di resistenza è durata per molto tempo, possono derivarne lunghi e debilitanti periodi di esaurimento, registrando la caduta delle difese e la successiva comparsa di sintomi fisici (stanchezza, dolori, diarrea o costipazione, nausea, tachicardia, dolori al petto) emotivi (sbalzi d’umore, irritabilità, agitazione, incapacità a rilassarsi, sensazione di solitudine) cognitivi ( problemi di memoria, difficoltà di concentrazione, scarsa capacità di giudizio, preoccupazione continua, ansia) e comportamentali (disturbi del sonno, dell’ alimentazione , isolamento, aumento dell’uso di alcol e fumo).

Ne consegue che non sono gli stimoli/ eventi in sé che determinano una condizione di stress quanto la diversa modalità di con cui vengono percepiti e valutati, dunque, dalla risposta dell’individuo a a tale stimolo.

Per potere, dunque, riconoscere e valutare l’esistenza di un problema di potenziale stress è indispensabile un approccio che permetta obiettivamente di rilevare e stabilire le reazioni soggettive prodotte dagli stressor, in riferimento al contesto stesso.

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